Le sfide ambientali per il 2020
Il 2020 si avvicina e le sfide ambientali rimangono uno dei temi principali da considerare tra obiettivi del nuovo anno. Secondo il rapporto sull’ambiente stilato dall’Agenzia europea dell’Ambiente (AEA) l’Europa, senza l’attuazione di forti misure, non riuscirà a centrare gli obiettivi prefissati nel suo futuro più prossimo. Per la superpotenza che porta avanti in prima linea questo battaglia sul piano internazionale si tratta di una prospettiva drammatica.
Nuove sfide ambientali, quali sono
Le emergenze ambientali sono molteplici, negli ultimi anni l’Unione Europea è intervenuta per ridurre il consumo della plastica, incentivare la raccolta differenziata e premiare i comportamenti sostenibili di imprese ed enti pubblici. Sono state compiute operazioni anche per ridurre le emissioni di gas a effetto serra, ma se si continuerà ad avere questa crescita economica non sarà assolutamente possibile raggiungere gli obiettivi prefissati per il 2030.
Le nuove sfide per l’ambiente rimangono quindi quelle passate, perché ancora non è stata avanzata una proposta in grado di risolverle 100%. La riduzione della plastica rimane uno degli obiettivi principali per il futuro. Nelle città italiane viene promossa sempre più ma non dovunque si riesce a fare correttamente. Nei paesini più piccoli è più facile grazie alla raccolta porta a porta avviata da anni, mentre nelle città più grandi questo sistema è ancora da perfezionare.

Un’altra delle grandi sfide irrisolte è come favorire l’innovazione tecnologica, la ricerca e lo sviluppo in modo sostenibile. Il nostro mondo è sempre più high-tech e anche le prospettive future vanno in quella direzione, per questo non si può prescindere da uno sviluppo e da un utilizzo delle nuove tecnologie in linea con l’emergenza ambientale.
Ultimi ma non per importanza vengono gli oceani, habitat in pericolo. A causa del riscaldamento globale le temperature dei mari stanno salendo ad una velocità drammatica: basti pensare all’estate del 2019, una delle più torride degli ultimi anni, in cui le temperature degli oceani hanno raggiunto le punte più alte degli ultimi 140 anni.
L’aumento delle temperature marine ha come conseguenza l’estinzione di molte specie viventi e l’innalzamento del livello del mare risulta un pericolo concreto per le coste e le piccole isole, che rischiano di essere sommerse se il livello continuerà a salire.
Come affrontare l’emergenza ambientale nel 2020
Già dall’inizio del nuovo millennio sono state portate avanti delle manovre per arginare l’emergenza ambientale che hanno portato a buoni risultati ma non abbastanza incisivi da bloccare in modo significativo il problema. Uno dei maggiori ostacoli è lo scetticismo sia da parte singole persone sia da parte delle nazioni.
Per proporre dei risultati concreti sarebbe necessario che tutti i paesi lavorassero in sinergia, ma molti manifestano la loro perplessità o addirittura, come l’America, negano l’emergenza. L’Europa per fortuna è la più cosciente e operativa in questo momento, ma ancora la strada da percorrere è lunga.
Secondo il rapporto sull’ambiente pubblicato dall’AEA l’Europa dovrà dare il via ad un’azione rigorosa e multilaterale perché, per proporre un cambiamento significativo, non basterà agire solo in una direzione. Le principali manovre che l’UE può mettere in atto sono:
- portare a termine le politiche ambientali avviate
- intervenire in tutti i settori per promuovere un comportamento sostenibile
- porsi come guida sul panorama internazionale
- promuovere l’innovazione nella società
- gestire i rischi e favorire una transizione verso la sostenibilità più equa possibile
- creare conoscenze e competenze
Se l’Europa riuscirà a mettere in pratica questi punti forse sarà in grado di raggiungere gli obiettivi prefissati per il 2030 e per il 2050. La preoccupazione maggiore è che, se non si interverrà il prima possibile, sarà sempre più difficile frenare l’aumento delle temperature, dei gas serra e del livello dei mari.
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