Agroecologia

L’agroecologia è la chiave del cambiamento sostenibile?

Il tema dell’agroecologia e della sostenibilità sono finalmente diventate una priorità per un numero sempre più ampio di persone che desiderano dare il proprio concreto contributo ad un pianeta più verde e migliore. Se da una parte la coscienza pubblica su questo argomento sta diventando sempre più forte, tuttavia esistono ancora aree del mondo in cui questo concetto non è percepito in alcun modo.

Del resto l’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile ha recentemente messo in luce come non si possa andare avanti così: gli esseri umani, qualora non cambino le proprie modalità di sfruttamento della Terra, non sono più sostenibili. Una possibile soluzione potrebbe essere proprio l’agroecologia: scopriamo insieme di che cosa si tratta.

Agroecologia, che cos’è?

L’agroecologia è una disciplina scientifica che si occupa di applicare i principi della sostenibilità ambientale alla produzione agricola. Il punto di partenza della mia riflessione è – come sempre – un dato contingente: secondo la FAO, nel 2050 gli esseri umani da sfamare nel mondo saranno circa 9 miliardi. È possibile fornire a ciascuno i giusti nutrienti producendoli nel pieno rispetto della biodiversità? Le opinioni degli esperti sono contrastanti e talvolta in aperta polemica tra loro.

Un aspetto da prendere in considerazione è sicuramente l’apporto proteico di cui la carne costituisce il centro del dibattito. A questo riguardo sono emerse due questioni, una sul piano salutistico e la seconda sul piano etico: il corpo umano ha certamente bisogno di proteine che, come sappiamo vengono ricavate principalmente dalla carne; tuttavia, un consumo eccessivo di carne è dannoso per la salute: è necessario quindi bilanciare l’apporto di proteine animali con quello di proteine vegetali.

Agroecologia e allevamento

Sul piano etico risalta il tema dell’allevamento: oltre a eccessive emissioni di CO2 derivanti dallo sfruttamento intensivo di allevamenti, si sono mobilitati anche gli animalisti. A questo proposito, in Francia, estremisti vegani hanno compiuto attentati a macellerie in segno di protesta contro le pessime condizioni degli animali negli allevamenti. Un’altra corrente di proteste accusa l’agricoltura tradizionale di abuso di prodotti per la prevenzione di infezione sulle piante, come ad esempio i fitofarmaci.

È inevitabile quindi un passaggio verso una dimensione sostenibile del sistema di produzione agricolo e zootecnico. La domanda che mi pongo è: come passare dall’agricoltura tradizionale a sistemi di coltivazione Bio che rispettino l’ambiente e, allo stesso tempo, evitino di rendere il processo eccessivamente costoso?

Innanzitutto questo processo implica un cambiamento anche nei nostri stili di vita: è consigliabile ridurre il consumo di proteine animali, sostituendole con proteine vegetali e porre attenzione al tema degli sprechi alimentari. Su questo tema si apre un dibattito tra FAO, che sostiene la tesi dello spreco e sovrapproduzione alimentare, e Federbio, che sostiene i vantaggi dell’agricoltura bio.

La FAO sostiene che quasi la metà della produzione agricola viene sprecata a causa di sovrapproduzione, di un cattivo uso domestico (nei paesi industrializzati) e della difficoltà di gestione del processo produttivo nei paesi non industrializzati: è sempre più popolare il fenomeno del land grabbing, ossia l’espropriazione da parte di multinazionali, governi stranieri e privati di terreni  coltivabili, che costringe le popolazioni locali senza la possibilità di produrre cibo.

Un punto a sfavore della produzione bio è l’elevato costo di realizzazione che ha portato ad un calo della produzione; su questo tema si inserisce la Federbio sostenendo che questo calo produttivo vada a compensare gli sprechi: si spende di più, ma si acquista lo stretto necessario consumando tutto quello che si ha. Prezzi troppo bassi celano solitamente produttori con scarsa etica del lavoro ed eccessivo sfruttamento delle risorse – umane e non – senza alcun riguardo all’ambiente; un consumatore socialmente responsabile preferisce un prezzo maggiore per un prodotto migliore sotto ogni punto di vista.

Dimensione sociale dell’agroecologia

Infine, quello che trovo più affascinante dell’agroecologia è la sua dimensione sociale: infatti, questo concetto non si limita ad una serie di precetti e principi che suggeriscono come coltivare correttamente le piante e prendersi cura del terreno, ma ha anche una ripercussione importante sulle persone che lavorano in questo settore. Infatti, parlare di agroecologia, significa parlare della verdura che ogni giorno portiamo sulle nostre tavole, della frutta che mangiano i nostri bambini e soprattutto del futuro di tutti.

Viride Energy per la sostenibilità dell’ambiente

Una volta compreso a fondo il concetto di agroecologia, mi sono domandato: come posso io – che non agisco direttamente sul settore dell’agricoltura – dare il mio contributo a questo progetto? La risposta è nata spontanea ed è stata Viride Energy.

Ho fondato Viride con lo scopo di creare un partner non solo per i privati, ma anche per le aziende che desiderano dare il proprio contributo ad uno sviluppo sostenibile. Per questo siamo il partner ideale per tutte le soluzioni ecofriendly di cui potrebbe aver bisogno la tua realtà!

Cristian Poma