Mobilità del futuro: ne parliamo con il nostro titolare e mobility manager Cristian Poma

Parlare oggi di mobilità sostenibile significa non soltanto ipotizzare – come singoli individui e cittadini – un cambio di passo personale: parlare di mobilità sostenibile significa riprogrammare tutto un modo di vivere, ripensare le interazioni e gli spostamenti di territori, aziende, pubbliche amministrazioni… Significa mettere in atto un cambiamento. È in questo cambiamento che si inserisce la figura del mobility manager: una professionalità nuova, capace di rispondere alle sfide della mobilità del futuro e di fare da “ponte” tra istanze diverse. Ne abbiamo parlato con Cristian Poma, titolare di Viride, che da alcuni mesi è diventato mobility manager, ampliando così l’azione di Viride a sostegno di un domani più verde per tutti.

Cristian, parliamo della figura del mobility manager: si tratta di una figura nuova e innovativa, strettamente legata agli sviluppi delle tematiche connesse a mobilità green, inquinamento e tutela dell’ambiente in cui viviamo. Ma di che cosa si occupa, nel concreto, un mobility manager?

In poche parole, il mobility manager è una figura che si occupa di trovare soluzioni di risparmio in ambito di mobilità per i vari settori, che siano scolastico, aziendale e territoriale. Un mobility manager cerca strategie e soluzioni per far sì che la mobilità complessiva attuale cambi, vada in una direzione di maggiore ottimizzazione, minor dispendio di energie e minore apporto di inquinamento: questo significa cercare di fare in modo che si possano usare sempre meno i propri mezzi privati con motore termico a favore invece di mezzi a idrogeno o elettrici, che siano essi mezzi pubblici, car/bike sharing e altre forme di condivisione pubblica e privata.

Ciò che sta alla base dell’azione di un mobility manager è la necessità di attuare un cambiamento. Un cambiamento nella mobilità significa un cambiamento nella società: significa andare verso un sistema di condivisione, di ambiente più pulito, di spostamenti più sani, efficaci ed efficienti.

Compito del mobility manager è quindi fare studi e audit a diversi livelli (e infatti ci possono essere mobility manager scolastici, aziendali o d’area, a seconda del contesto in cui si opera) e proporre soluzioni in questa direzione.

Come si diventa mobility manager? C’è un percorso specifico?

In primo luogo, per diventare mobility manager bisogna avere un certo know-how in ambito energetico o di mobilità condivisa. Si parla di una figura tecnica con ottime capacità di comunicazione e di sintesi, può essere un ingegnere, un consulente oppure un imprenditore attivo nel settore, o anche un dipendente di un’azienda pubblica o privata. Per le aziende e PA è fatto d’obbligo nominare un Mobility Manager se hanno più di 100 dipendenti e sono ubicate in:

  • un capoluogo di regione;
  • una città metropolitana;
  • un capoluogo di provincia;
  • in un comune con più di 50 mila abitanti.

Inoltre è di fondamentale importanza la figura del Mobility Manager nei poli scolastici di ogni grado e genere per migliorare il percorso casa-scuola.

Con il decreto legge 19 maggio 2020 n° 34 convertito legge 17 luglio 2020 n° 77 è stato previsto che entro il 31 dicembre di ogni anno si debba avere un piano degli spostamenti casa-lavoro del proprio personale dipendente nominando un Mobility Manager.

Per essere abilitati è obbligatorio frequentare un corso, che comprende una parte teorica e pratica con un esame finale, tramite l’Enea, l’Università La Sapienza di Roma o altri enti accreditati.

Cosa significa per te aver assunto questo ruolo? Con Viride Eenergy e Viride Mobility, tu sei già da tempo attivo in ambito energia e mobilità sostenibili: cosa cambia il ruolo di mobility manager?

Per me si tratta di un traguardo molto importante. Non solo perché al momento sono poche le figure che hanno ottenuto questa certificazione, ma anche perché essa va a confermare il grande lavoro che come Viride abbiamo fatto e continuiamo a fare proprio in questa direzione: quella cioè di un ambiente più sano e di un mondo più pulito e vivibile per noi e per i nostri figli.

C’è ovviamente tanta soddisfazione, ma c’è anche tanto senso di responsabilità: oggi più che mai c’è urgenza di ripensare le nostre città e il nostro modo di vivere in ottica più sostenibile, trovando formule che permettano a tutti di vivere serenamente e di usufruire di formule di mobilità lenta o condivisa.

Quale impegno è stato messo in campo da Viride in questi anni per la mobilità sostenibile?

La mobilità sostenibile è uno dei nostri capisaldi. Fin dall’inizio della nostra attività, l’attenzione al mondo della green mobility è stato primario, nella consapevolezza che le sfide climatiche del presente ci mettevano dinnanzi alla necessità di ripensare i nostri spostamenti.

Per noi lavorare sulla mobilità sostenibile non significa soltanto “installare stazioni di ricarica per le auto e bici elettriche” ma immaginare un nuovo concetto di mobilità e costruirlo a tutto tondo. Questo riguarda anche un diverso tipo di turismo e un diverso approccio ai territori nel loro complesso… È quello che fa la nostra divisione “mobility”. Essere diventato mobility manager fa parte di questo percorso.

Come ti immagini la città sostenibile del futuro?

Me la immagino molto diversa da quella attuale: innanzitutto con meno auto in circolazione, ma con più mezzi pubblici (elettrici) a disposizione dei cittadini. Mi immagino città e paesi in cui i sistemi di sharing siano prassi consolidata a disposizione di tutti gli abitanti, e soprattutto me la immagino più silenziosa e vivibile, meno inquinata: ripensare alla mobilità nel suo complesso significa immaginare città più a misura d’uomo, più sane, città in cui non siano traffico e smog a farla da padroni – con tutto ciò che comportano, come rumore, incidenti, sporcizia – ma calibrate sulle esigenze di chi le abita. Un po’ come già succede nelle città del Nord Europa.