Dalla pioggia all’arcobaleno…

Quanti arcobaleni disegnati su porte, finestre di case e portali di chiese o dipinti su lenzuoli appesi ai terrazzi in questi giorni bui, anche se per lo più illuminati dal sole.

Pare quasi che la primavera non sappia nulla. I fiori continuano a sbocciare e le gemme continuano ad uscire, come se le stagioni avessero voglia di accelerare il loro corso e portarci più in fretta a un’estate di ripresa e quindi di speranza! E poi, a conferma della validità della saggezza popolare (v. il famoso detto latino ‘mors tua vita mea‘), si ha l’impressione che persino la tragedia che stiamo vivendo abbia un risvolto positivo: l’arresto o quasi della circolazione delle auto ha portato alla diminuzione delle concentrazioni di polveri nell’aria.

E’ una conquista, ma è necessaria una pandemia perché l’uomo comprenda i propri errori, le proprie colpe nei confronti del pianeta in cui vive?

In questi giorni mi torna in mente un regalo fattomi anni fa da un amico dopo un viaggio a Londra: riproduce un bambino che si ripara sotto un grande ombrello. Sopra di lui c’è un arcobaleno e sotto la scritta: ‘Keep a little rainbow in your heart each day’ (‘Conserva un piccolo arcobaleno nel tuo cuore ogni giorno’).

In questi momenti è difficile farlo, ma credo sia importante sforzarci.

Dal momento che ho intitolato le mie righe con le parole ‘pioggia’ e ‘arcobaleno’, non posso non citare le parole di un grande narratore brasiliano, Paulo Coelho, scritte in tempi non sospetti, quando di Covid nessuno parlava e quando anche lui non era stato colpito dal virus: ‘Chi desidera vedere l’arcobaleno, deve imparare ad amare la pioggia‘.

Certo la pioggia metaforica di questi mesi è difficile da amare, a meno che proviamo a pensarlacome una prova -terribile- che ci farà uscire più grati alla vita, più rispettosi della natura che ci circonda, più staccati dal nostro orticello e veramente cittadini del mondo.

A questo punto, scusandomi per la nuova citazione (ma perché non far parlare chi sicuramente ha espresso in modo migliore del nostro pensieri che pure noi certo abbiamo?), richiamo il capitolo XXXVII dei Promessi Sposi dove la pioggia è “purificatrice”.

Siamo a Milano, nel lazzaretto, che accoglie gli appestati: appena Renzo ne varca la soglia, comincia “come una grandine di goccioloni radi e impetuosi, che, battendo e risaltando sulla strada bianca e arida, sollevavano un minuto polverio; in un momento, diventaron fitti; e prima che arrivasse alla viottola, la veniva giù a secchie. Renzo, in vece di inquietarsene ci guazzava dentro, se la godeva in quella rinfrescata, in quel susurrio, in quel brulichio dell’erbe e delle foglie, tremolanti, gocciolanti, rinverdite, lustre; metteva certi respironi larghi e pieni; e in quel risolvimento della natura sentiva come più liberamente e più vivamente quello che s’era fatto nel suo destino. Ma quanto più schietto e intero sarebbe stato questo sentimento, se Renzo avesse potuto indovinare quel che si vide pochi giorni dopo: che quell’acqua portava via il contagio; che, dopo quella, il lazzeretto, se non era per restituire ai viventi tutti i viventi che conteneva, almeno non n’avrebbe più ingoiati altri; che, tra una settimana, si vedrebbero riaperti usci e botteghe, non si parlerebbe quasi più di quarantina; e della peste non rimarrebbe se non qualche resticciolo qua e là; quello strascico che un tal flagello lasciava sempre dietro a sé per qualche tempo”.

Che meraviglia se anche sul Coronavirus la pioggia avesse un simile effetto!

Forse questo miracolo potrebbe compierlo la scoperta di un farmaco che lo curi. SPERIAMOCI !

Cristian Poma